Come si evolve l’enterprise mobility in Italia

Secondo un’indagine IDC, il fenomeno nel nostro Paese è in crescita e coinvolge, oltre al dipartimento IT, anche le diverse linee di business

Smartphone e tablet continuano a crescere in termini di unità vendute, ma si abbassano i prezzi e cambiano i formati, questo è il fenomeno più importante che ha caratterizzato l’evoluzione negli ultimi anni e che ancora per i prossimi 2 o 3 anni sarà determinante per tutto ciò che riguarda la mobility e non solo delle imprese.

In particolare per quanto riguarda gli smartphone”, spiega  Daniela Rao, ‎Research Director at IDC Italia, nel corso del recente IDC Mobiz-Mobility Forum, “avremo nel corso dei prossimi anni un grande flusso di prodotti a prezzo medio-basso (entro i 100 euro), mentre per i tablet andremo verso uno scenario in cui prevarranno i modelli da 5-8 pollici. Dal punto di vista delle unità vendute”, aggiunge, “ siamo sempre in crescita, sopra i 20 milioni di pezzi all’anno”.

Per inquadrare la vastità del fenomeno mobility in Italia basta pensare che attualmente nel nostro Paese ci sono 100 milioni di Sim, 
che negli ultimi anni tendono alla stabilità, ma sono destinate a crescere anche grazie all’Internet of Things, di cui si attende il decollo, sostiene IDC. “
C’è un forte utilizzo di queste Sim per la componente dati e ne abbiamo circa 12-13 milioni distribuite nelle imprese, di queste 10 milioni comprate e gestite direttamente dalle aziende e le restanti 2-3 milioni portate dai lavoratori all’interno delle società”, puntualizza Rao (nella foto). “Calcolando che in Italia abbiamo circa 20 milioni di lavoratori, 12-13 milioni di Sim sono un numero considerevole,  che evidenzia quanto pesa l’enterprise mobility nel nostro Paese”.

Quando questo fenomeno è cominciato a essere evidente, i progetti di enterprise mobility coinvolgevano soprattutto i dipartimenti IT delle imprese, erano legati agli aspetti infrastrutturali, di gestione del parco, di sicurezza, di gestione delle piattaforme. “Ora, dopo due o tre anni, stiamo vedendo che l’evoluzione non riguarda più soltanto i dipartimenti IT e gli aspetti infrastrutturali, ma riguarda un vero e proprio cambiamento importante del modo di lavorare, coinvolge tutte le linee di business e si prepara a coinvolgere nei prossimi anni anche l’intera business community (partner, fornitori e tutti i soggetti che ruotano intorno alle aziende)”.

I maggiori progetti che abbiamo visto nascere e svilupparsi in Italia sono scaturiti proprio da un grande coordinamento tra il responsabile IT e le diverse linee di business”, prosegue Daniela Rao.“Secondo le nostre più recenti analisi, tra l’ICT manager e atri soggetti decisori aziendali, le relazioni sono molto evidenti, e quando si parla di progetti di ampio respiro e di cui si possono vedere le evidenze di successo, notiamo che ci sono state delle relazioni molto importanti con figure come il CIO, il CFO, il Marketing Manager, il Responsabile delle Risorse Umane e il Responsabile delle Operations. Senza dubbio gli aspetti infrastrutturali e le scelte tecnologiche rimangono importanti e sulle spalle dei CIO, ma molti altri aspetti che riguardano l’organizzazione, il livello di accesso alle applicazioni, il disegno delle procedure, coinvolge altri soggetti e rende indispensabile la collaborazione. Questo è un fenomeno molto recente che abbiamo visto svilupparsi nel corso degli ultimi sei mesi”.

Attualmente siamo arrivati a un punto in cui quattro aziende su cinque hanno introdotto mobile device aziendali, uno su cinque sono gli addetti che utilizzano i mobile device, non solo aziendali, ma per scopi lavorativi e una su tre sono le aziende che hanno adottato sistemi di Mobile Device Management o soluzioni per la gestione della mobilità. Email e CRM sono le applicazioni maggiormente adottate.

Ciò dimostra come le aziende italiane siano sempre più sensibili a questo tipo di tecnologie e comprendano tutti benefici che il lavoro in mobilità consente.

Fonte: cwi.it

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